STOCCATE VINCENTI, ALEMANNO E COCHI CELEBRANO IL MITO EDOARDO MANGIAROTTI

Omaggio alla scherma, in piazza del Campidoglio, assieme all’atleta più titolato della storia azzurra, Edoardo Mangiarotti. Nell’occasione scoperte anche due stele restaurate in onore dei Giochi di Berlino ’36.

CAMPIDOGLIO - Da sinistra, il Delegato allo Sport, Alessandro Cochi, la campionessa di fioretto, Elisa di Francisca, Edoardo Mangiarotti, il Sindaco Alemanno e l'ex schermidore, Stefano Pantano.

di Francesco Gabriele

(pubblicato su Il Corriere Laziale il 23/03/2011)

Il primo giorno della primavera Roma lo ha passato nel segno della scherma italiana.

In guardia, pronti, a voi!” e piazza del Campidoglio si è riscoperta di colpo meravigliosa pedana a cielo aperto, e ha fatto largo, all’ombra del Marco Aurelio, alle “stoccate vincenti” di tanti piccoli tiratori di spada, fioretto e sciabola accorsi dal Sindaco per celebrare un mito. Pardon, il mito: Edoardo Mangiarotti, un giovanotto di appena 91 anni che ora lo senti chiamare “commendatore”.

Ma il commendatore in questione racchiude in un corpo solo 13 medaglie olimpiche e 26 iridate tra il 1936 e il 1960, tra Berlino e Roma. Con in mezzo la seconda guerra mondiale a togliergli e toglierci altre sicure soddisfazioni fatte d’oro, argento e bronzo.

Il campione e la scherma” è il nome dell’iniziativa – a cura dell’associazione culturale Arsmedia – con cui Alemanno ha deciso di dedicare alla leggenda azzurra e alla sua storia l’intero pomeriggio, dando simbolicamente inizio anche alla corsa sportiva della Capitale in vista dei giochi del 2020.

Una scelta per nulla casuale: “ci siamo stretti attorno a Mangiarotti per ricordare quali sono le vere radici olimpiche dello sport italiano. I bambini che oggi sono al suo fianco testimoniano un passaggio naturale tra passato e futuro che avviene nel segno di una certa continuità di valori, di integrità e di tradizione”.

Nella storia azzurra, la scherma è la disciplina a cinque cerchi più premiata e titolata di sempre. Forte oggi almeno quanto lo è stata nel lontano ’36, quando in terra di Germania lo stesso Mangiarotti, insieme ai suoi compagni di avventura, portarono a casa vittorie e podi indimenticabili dalle pedane del fioretto e della spada individuale e a squadre.

Proprio a quelle imprese, il Sindaco e il Delegato allo Sport, Alessandro Cochi, hanno reso omaggio nel corso della manifestazione, togliendo, nel giardino adiacente al Campidoglio, il drappo tricolore alle due stele recentemente restaurate in ricordo della mitica spedizione berlinese, e intitolate, oltre che a Mangiarotti, anche agli altri atleti azzurri Gaudini, Guaragna, Brusati e Pezzana.

“Nel cammino per Roma venti venti – ha detto Cochi di fronte alle lapidi commemorative – abbiamo scelto di partire dall’antica e nobile arte della scherma perché rimane questa la disciplina che più dà lustro all’intero movimento sportivo italiano. E’ una giornata destinata a rimanere importante non solo per la storia di questo sport, ma anche per i suoi giovani atleti, che devono trarre ispirazione dal mito di Mangiarotti un domani che, come mi auguro, difenderanno i colori azzurri in campo internazionale”.

Chi intanto già lo fa è Elisa Di Francisca, campionessa mondiale di fioretto individuale a Parigi 2010 e presente alla kermesse anche durante la lunga esibizione pomeridiana dei “bambini delle armi”, nome tecnico con il quale i piccoli schermidori vengono identificati di categoria. “Sono felice ed orgogliosa di poter essere qui oggi davanti a così tanti bambini entusiasti – ha detto la fiorettista – è la prima volta che mi trovo su una pedana in una cornice così affascinante: un’emozione unica”.

La stessa che poi ha provato nel consegnare una targa alla carriera a quello che – come ha più volte ripetuto – è “anche il mio mito”, Edoardo Mangiarotti, in una sorta di passaggio di consegne tra vecchia e nuova guardia della grande scherma italiana.

Vederli uno accanto all’altra ha finito con l’alimentare ancor di più la voglia di una nuova Roma Olimpica anche nel cuore di Alemanno che, a chiusura del suo intervento, ha auspicato la vittoria della candidatura capitolina “per costruire insieme un grande evento morale, di sport ma anche di coinvolgimento e di solidarietà tra le persone”.

E forse è proprio per questo che la manifestazione si è conclusa col ricordo di Cochi dedicato a Marta Russo, giovane promessa del fioretto femminile uccisa alla Sapienza nel 1997.

L’inno finale, davanti ai genitori Aureliana e Donato, ha suonato anche in suo onore.

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SINGOLAR TENZONE ALL’OMBRA DEL MARCO AURELIO

Grande festa di sport con l’esibizione dei “bambini delle armi” sulla pedana a cielo aperto allestita a piazza del Campidoglio.

ASSALTO - Un momento dell'esibizione dei giovani in pedana.

di Francesco Gabriele

(pubblicato su Il Corriere Laziale il 23/03/2011)

I “Bambini delle Armi”. Li chiamano così, alla loro età, i piccoli schermidori.

Spada, fioretto o sciabola: non fa alcuna differenza. Maschio o femmina nemmeno.

Piccoli sono e piccoli rimangono, pur se hanno già a che fare con ferri puntuti d’altri tempi, ancora senza barba sul viso o senza trucco attorno agli occhi.

La scherma è sport, ma prima di tutto disciplina.

E te ne accorgi subito, anche se vieni dal mondo del calcio.

L’esibizione di fronte al palazzo del Sindaco è stata d’esempio per chi l’ha seguita ancor più che per chi l’ha praticata.

Salgono in pedana i giovani “cavalieri”.

Il saluto prima e dopo la sfida. Arma su arma e mano nella mano.

Il rispetto prima di tutto, lo chiamano il “combattimento cortese”.

Arbitro e giudici di gara controllano il funzionamento dei rilevatori elettronici con la “prova delle cocce”. E’ la parte della spada che protegge l’impugnatura.

Poi si parte, al grido di “pronti, in guardia, a voi!”. Comincia l’assalto, in un’atmosfera cavalleresca.

Un lunedì a singolar tenzone per Roma e il suo sfondo imperiale.

Stefano Pantano, tre volte iridato, commenta le azioni salienti di queste mini-gare tra mini-atleti.

Tre minuti di tempo, tre stoccate per vincere.

Il silenzio accompagna i battiti dei passi sulla pedana.

Se chiudi gli occhi, riesci comunque a vedere.

Rumori timidi, gioco d’attesa. Se incalzano, parte l’attacco. Pumpum patapum.

Poi c’è il tintinnio delle spade. Tin: “parata in quarta”.

Riflesso e velocità sono le doti più ambite.

“Attacco parato e la risposta va a segno” ricostruisce l’arbitro.

La scherma rimane un’arte di difesa.

Maschere e divise non li fanno certo più piccoli di noi.

Fioretti e sciabole, poi, pensano al resto. In caso di dubbio.

Quando meno te l’aspetti, però, cade qualcosa sulla pedana. Nel bel mezzo di una sfida.

Va a raccoglierlo la Di Francisca, interrompendo il combattimento.

“E’ un cioccolatino” annuncia la campionessa. “Una merendina” conferma Pantano.

Risate e risolini tra i tiratori.

Giù la maschera cavaliere. Bambini si è, d’armi si diventa.

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MANGIAROTTI: “FELICE ED ORGOGLIOSO DI ESSERE QUI”

La giornata e le parole del protagonista.

TRA PASSATO E FUTURO - Una bellissima immagine di Mangiarotti accanto al suo alter ego giovanile ai tempi dei suoi successi.

di Francesco Gabriele

(pubblicato su Il Corriere Laziale il 23/03/2011)

92 anni il 7 aprile prossimo. Edoardo Mangiarotti, nelle parole di Gianni Alemanno, è “lo sport italiano fatto persona”.

Il primo giorno di primavera il Sindaco, l’ha dedicato proprio a lui, che di primavere, ormai, sa tutto e il contrario di tutto.

Sei ori olimpici, 13 mondiali addirittura. Eppure “il Commedator Mangiarotti”, classe 1919, è emozionato come al primo giorno di scuola. Proprio lui che invece è lì nelle vesti – a guardarlo insolite – di ospite d’onore. Sorriso stampato sulla bocca, tricolore avvolto al collo a mo’ di sciarpa, celebra assieme a Sindaco e Delegato allo Sport le steli che portano in rilievo anche il suo nome.

Si dice “contento e orgoglioso”, ricorda i compagni d’avventura e auspica alla scherma nuove importanti vittorie, “magari a Roma tra dieci anni…”.

Magari con lui a fare ancora da cerimoniere.

Elisa di Francisca lo insignisce di una targa alla carriera. Non se l’aspetta, sale in pedana. Ride, ancora. Dispensa sorrisi per tutta la durata della manifestazione. L’abbraccio con la neocampionessa è il più sentito e il più sincero. “Il mio mito” dice lei guardandolo, “il presente e il futuro” risponde lui indicandola ai fotografi.

Orgoglio italiano, aggiungiamo noi pensando ad entrambi.

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DI FRANCISCA, EMOZIONE E PROGETTI FUTURI

La campionessa mondiale già pensa a Londra 2012.

PARIGI 2010 - Elisa di Francisca vince la finale di fioretto individuale femminile.

di Francesco Gabriele

(pubblicato su Il Corriere Laziale il 23/03/2011)

Ha vinto l’oro nel fioretto individuale a Parigi neanche un anno fa. E’ originaria di Jesi, come una certa Valentina Vezzali, con la quale condivide anche il primo maestro d’accademia, Enzo Troccoli.

Che sarebbe diventata presto una campionessa, Elisa di Francisca, ce l’aveva scritto sulla carta d’identità. E a sentirla parlare capisci il perché dei suoi successi: “Ora sono concentrata sulle prossime Olimpiadi di Londra. Devo riuscire a qualificarmi, sarebbe la mia prima volta”.

I veri moschettieri italiani siete voi donne, le dicono. “Voi siete più muscolosi, noi molto più determinate, e durante l’assalto serve soprattutto la testa” risposta. Ha le idee chiare.

I bambini fanno a gara per uno scatto insieme a lei. Che si concede divertita. “Una pedana così bella non mi era mai capitata fino ad ora” dice alludendo al fascino imperiale di Roma tutto attorno a lei.

Segue le sfide dei piccoli, sforna qualche consiglio al fianco di Pantano.

Poi, anche per lei, c’è una targa alle sue vittorie. Con l’augurio quasi scontato da parte di tutti di ritrovarla di nuovo qui tra dieci anni.

Sempre su una pedana. Stavolta nelle vesti di atleta.

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