IL GIOVEDI’ GRASSO DEL CORRIERE LAZIALE: NEL SEGNO DI GARIBALDI

PICCOLI EROICarnevale e Risorgimento si fondono nella nostra redazione. In visita, in maschera, 75 bimbi dell’asilo Padre Bernardino Mastroianni. Con l’Eroe dei due Mondi, ci sono anche Anita, i Mille e un meraviglioso Tricolore animato.

Gli Alunni delle sezioni Stelle (3 anni), Luna (4 anni) e Sole (5 anni) della scuola Padre Bernardino Mastroianni.

di Francesco Gabriele

(pubblicato su Il Corriere Laziale e su http://www.ilcorrierelaziale.it il 04/03/2011)

E fu così che un autentico plotone di garibaldini alti non più di un metro e quaranta venne a bussare alle porte della nostra redazione.

E noi? Noi abbiamo aperto, che discorsi.

Chiamatelo pure patriottismo italico ‘all’americana’ se volete. Male certo non fa.

Perchè assistere a 75 bimbi dai tre ai cinque anni che vengono da te impugnando la spada con tanto di baffo, piuma sul cappello e piccole Anite sotto braccio non è mica roba di tutti i giorni.

E nemmeno di tutti gli anni, a dir la verità. Ma il carnevale 2011, si sa, non è e non può essere la solita festa in maschera che conosciamo.

Il 150° anniversario dell’Unità d’Italia incombe. E il 17 marzo è alla finestra.

“E se celebrassimo una decina di giorni prima, in fondo, che differenza volete che faccia?”

Questo è ciò che hanno pensato le maestre della scuola comunale dell’infanzia Padre Bernardino Mastroianni. E questa è l’iniziativa che ha sposato a braccia aperte anche il nostro Direttore.

In barba alle polemiche (festa o non festa a lavoro e nelle scuole?) e in barba anche ai costumi vampireschi di Twilight o a quelli gotici di Harry Potter – cito i primi che mi vengono in mente – delle due ricorrenze se n’è fatta una. Una in grande. Un grande carnevale del Risorgimento.

Ecco allora che di giovedì grasso, tra i nostri computer, all’improvviso compaiono loro, i piccoli indipendentisti, chi piumato (Garibaldi), chi di stagnola armato (i bersaglieri), chi di tutto punto decorato (le Anite) e chi addirittura mono-colorato (per una scenografica animazione del tricolore).

L’allegria che entra nelle stanze del nostro ‘covo’ a viale Giorgio Morandi è del tutto particolare.

I bimbi si divertono, è vero. Ridono, scherzano, si guardano intorno affascinati e con gli occhi che più aperti non si può. Ma si rendono anche conto del peso delle casacche che indossano.

E quando ti fissano, e quando tu fissi loro, capisci che le parti si sono invertite.

Non loro a subire il nostro fascino, ma noi in preda al loro, ai mini-alfieri di quella “pace che Garibaldi ha portato tra il popolo italiano” di cui ti parlano quando gli chiedi del perché e del per come quella giubba di carta pesta sia finita sulle loro spalle.

Radunati in una stanza (un’impresa: sono tanti davvero!) gli viene quasi spontaneo intonare l’Inno di Mameli.

Lo sanno tutti, lo sanno tutto. E non ne sbagliano una parola. Si sobbalza, addirittura, a sentire uno “stringiamci a coorte” tanto convinto attorno a quel tavolo quanto, ahimè, ancora sconosciuto a troppi tra noi adulti, calciatori in primis.

Hanno fra i tre e i cinque anni, vale la pena di ricordarlo.

Interviene il Direttore: “così farete un giornalino scolastico eh? Ma lo sapete che il nostro è stato un autentico laboratorio artigianale della stampa?”

Ascoltano, in silenzio. La barba puntuta e anche un pò risorgimentale ristabilisce perfino i ruoli che solo qualche istante prima dicevamo essersi invertiti.

Inizia la visita vera e propria: “benvenuti al Corriere Laziale” titola per una manciata di minuti il giornale. I protagonisti sono loro, con tanto di foto di gruppo a centro pagina.

Si sentono importanti. Lo sono in effetti.

E lo sono per noi, che siamo sempre più disabituati a vedere delle cose il loro giusto valore.

Perché diciamocelo, simboli, immagini, riti e tradizioni non andranno certo di moda nel nostro paese. Ma come negare la forza che hanno nelle nostre coscienze?

I primi ad accorgersene saranno proprio i bambini della Padre Bernardino Mastroianni, non potendo più dimenticare che Garibaldi “ha messo d’amore e d’accordo tutti gli italiani” perché così dicevano tanti anni prima, “quando stavamo ancora all’asilo, era un bizzarro giovedì grasso e eravamo tutti col baffetto disegnato sulle labbra”.

Quanto a noi, invece, è anche grazie a loro che siamo tornati a capirlo. Solo ora, è vero, e con colpevole ritardo, ma consci finalmente di un’identità nazionale che per essere realmente condivisa dovrà passare anche da piccoli camei come questo. “All’americana”, per l’appunto.

E tornerà a capirlo, prima o poi, pure il tg3 Regione, assente nonostante le rassicurazioni forniteci fino all’ultimo. Occasione sprecata.

Unico neo di una giornata che avrebbe dovuto restarne priva.

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“E’ STATA UNA VERA GIOIA VEDERE TUTTI QUEI BIMBI”

IL COMMENTOIl Direttore, Eraclito Corbi, non nasconde tutta la sua soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa: “perfetta sia dal punto di vista didattico sia da quello più strettamente giocoso”.

Eraclito Corbi, a capo del Corriere Laziale dall'ottobre del 1973.

di Francesco Gabriele

(pubblicato su Il Corriere Laziale il 04/03/2011)

“E’ la prima volta che una scolaresca ci viene a trovare nella nostra nuova redazione, sono molto contento”. E’ soddisfatto Eraclito Corbi, per tutti, amici e giornalisti del Corriere Laziale, semplicemente il Direttore.

“Quando eravamo a via dell’Acqua Bullicante, avevamo già ospitato ragazzi e studenti. Ma mai così piccoli, e soprattutto così numerosi. E’ stato tutto davvero carino, e anche decisamente diverso”.

Il perché è presto detto: “l’iniziativa mi è sembrata da subito perfetta, sia dal punto di vista didattico sia da quello più strettamente giocoso. Poi vedere tutti questi bimbi nelle nostre stanze vestiti da bersaglieri è stata una gioia per gli occhi”.

E per il cuore, visto cosa stringe tra le mani il Direttore: “è un libricino, con disegni e dediche che ognuno di loro ha voluto lasciare a me e a tutto il giornale. Una testimonianza di affetto che mi convince ancora di più sulla bontà e sull’utilità di giornate come questa”.

D’altronde il Corriere da sempre è sensibile a temi come questi: “e continuerà ad esserlo ogni qual volta se ne presenterà l’occasione. Noi siamo qui per chiunque lo voglia”.

Nel frattempo, piccoli giornalisti crescono. All’asilo Padre Bernardino Mastroianni sono già pronti per un giornale: “un giornalino, è vero. Questa è un’altra operazione che può ricevere soltanto elogi da parte mia. Già a quell’età, grazie ai progetti ambiziosi delle loro insegnanti, i bambini impareranno a capire il ruolo che ha e che continuerà ad avere in eterno la stampa”.

Che diventino nuovi concorrenti nelle edicole? “A giudicare da come hanno imparato l’Inno d’Italia, a tre quattro e cinque anni, viene quasi da preoccuparsi…”.

Un sorriso, poi il Direttore torna al lavoro.

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“UN’EDICOLA DELLE MERAVIGLIE”

L’INTERVISTAA tu per tu con le dieci insegnanti della Padre Bernardino Mastroianni. “Portiamo avanti già da tempo un laboratorio dedicato al giornalismo”.

Parola alle maestre delle sezioni Stelle, Luna e Sole dell'asilo Mastroianni.

di Francesco Gabriele

(pubblicato su Il Corriere Laziale il 04/03/2011)

Antonella Mellaro, Roberta Croce, Loredana Falsia, Michela Avolio, Maria Adelaide Febbraro, Rosalba De Pasquale, Maria Carmela Romano, Irene Cardona, Barbara Perticoni e Maria Teresa De Blasis.

A tu per tu con le insegnanti della scuola Padre Bernardino Mastroianni.

Garibaldi, Anita, i bersaglieri e il tricolore. Il 150° anniversario dell’Unità non poteva che caratterizzare anche il carnevale della vostra scuola.

“Era un’occasione che non potevamo lasciarci sfuggire. D’altronde, visti i pochi giorni di distanza, ci è sembrato doveroso unire l’allegria delle maschere alla celebrazione del Risorgimento Italiano. Si poteva fare, e l’entusiasmo dei bambini e ciò che hanno imparato in questi giorni ce ne hanno dato la conferma”.

Cosa succederà, però, il prossimo anno?

“Questa esperienza ci ha fatto capire che è e sarà utile organizzare qualcosa sull’Unità italiana ad ogni sua ricorrenza. Non soltanto, insomma, per gli anniversari a cifra tonda. Certo, magari l’anno prossimo sarà distinto dal carnevale, ma il 17 marzo sicuramente continueremo in questa direzione”.

Parliamo dei bambini. I vostri sono proprio piccoli, come avete fatto ad affrontare un tema del genere?

“Beh, a tre, quattro, cinque anni devi cercare di fare una sorta di grande favola. Che serva a loro a capire che dopo tante battaglie, e grazie anche a Garibaldi, tutti gli italiani si sono uniti e sono diventati un unico popolo libero”.

Garibaldi, “quello che ha portato la pace”…

“Proprio così”. (Ridono)

A cosa è dovuta, invece, la visita al nostro giornale?

“Era una cosa che volevamo fare da tempo, anche perché stiamo portando avanti un laboratorio a tema dal titolo ‘Un piccolo giornalista per un grande giornale’. A fine anno, infatti, l’intenzione è quella di pubblicare una sorta di giornalino con qualcuna delle vicende che hanno caratterizzato la vita a scuola e gli insegnamenti. Una sorta di collage dei lavori fatti tra i banchi”.

Un’idea originale, ma anche audace per certi versi. Come farete a realizzarlo?

“Non pensiamo certo a un editore eh. Però avremo una ‘Edicola delle meraviglie’, costruita con scatole di scarpe, all’interno della quale i bimbi potranno andare a comprare metaforicamente il loro giornale. Per il resto, invece, stampante, fotocopie, colla, e un po’ di fantasia”.

Quella non guasta mai. Complimenti.


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