L’APPELLO DEL CONI PROVINCIALE: “SERVE DEFINIZIONE LEGISLATIVA CHIARA PER LE A.S.D.”

Il caso Cinecittà Prosport – paragonato a un vero e proprio ente commerciale nonostante il riconosciuto statuto di associazione dilettantistica – fa scattare l’allarme tra i presidenti delle società di Roma e provincia. Che denunciano: “l’Agenzia delle Entrate, colpendo noi, non fa altro che colpire i muri portanti dello sport italiano”.

Nereo Benussi, presidente dell'A.S.D. Cinecittà Prosport, insieme a Riccardo Viola in una immagine di repertorio.

di Francesco Gabriele

(pubblicato su Il Corriere Laziale il 09/02/2011)

Può la tanto invocata lotta all’evasione fiscale trasformarsi in una drastica guerra allo sport?

A quanto pare si, o almeno così sostiene il consiglio provinciale del Coni, che lunedì sera, durante l’ultima delle sue sedute, ha dichiarato polemicamente aperto un nuovo tipo di caccia: quella all’associazione sportiva.

Nel mirino di fiduciari e consiliari è finito il recente comportamento dell’Agenzia delle Entrate, rea di avere inoltrato una serie di verifiche quantomeno particolari nei confronti di impianti e società sportive capitoline a denominazione dilettantistica.

L’accusa rivolta dal Fisco ad alcuni di questi soggetti, sostanzialmente, è quella di comportarsi come dei veri e propri enti commerciali sotto le mentite spoglie dell’associazione, sottoponendo dunque i propri ricavi ad un regime fiscale immotivatamente agevolato.

A termine di legge, infatti, le associazioni sportive dilettantistiche – siglate A.S.D. e regolate dalla L. 289/2002 – vengono riconosciute come tali proprio in virtù della natura consociata del proprio esercizio, ed essendo “non a scopo di lucro” – perché chiamate, in pratica, a rendere un preciso servizio al pubblico – accedono a tutta una serie di benefici e sgravi fiscali che altrimenti non gli spetterebbero.

Se da un lato, però, il divieto assoluto di distribuzione degli utili tra gli associati è senza dubbio criterio oggettivo di giudizio (essendo per di più vincolato all’obbligo di redigere e approvare un rendiconto economico e finanziario), dall’altro l’onere che spetta alle società di dimostrare in modo uniforme che il proprio modus operandi è figlio di reale associazionismo appare, invece, parametro fin troppo aleatorio, e “questo perché la legge – come sostenuto pressoché dall’unanimità dei presidenti delle società sportive presenti in aula – non indica alcun criterio specifico da seguire, ma solo indirizzi comportamentali che vengono poi liberamente interpretati dagli ispettori fiscali. E il più delle volte, naturalmente, fioccano multe salate e per lo più sproporzionate, dell’ammontare di svariate migliaia di euro”.

Si sta parlando, in effetti, di piccoli cavilli sui quali la normativa non sembra essere puntualissima, quali l’apposizione del marchio A.S.D. bene in vista in qualsiasi produzione societaria (siano volantini, cartelli o altro), la gestione delle attività societarie secondo quelli che dovrebbero essere i tradizionali stilemi associativi, o, ancora, il necessario utilizzo di forme idonee di pubblicizzazione per le convocazioni assembleari degli associati.

CINECITTA’ PROSPORT. Il caso più eclatante è quello del Cinecittà Prosport, A.S.D. del X Municipio presieduta da Nereo Benussi e paragonata praticamente dal Fisco ad una sorta di centro commerciale solo perché alle sue assemblee si verifica costantemente una forte percentuale di assenteismo (il che ci sembra del tutto plausibile, alla luce del fatto che persino alle riunioni di condominio manca più di qualcuno e che tutto l’apparato in questione consta di ben 7 società sportive, 3 scuole, 2 coop sociali e 1 associazione culturale) o perché le delibere e gli appelli assembleari – affissi in bacheca come da obbligo statutario, oltre che pubblicati sul sito internet per diversi giorni – vengono di fatto disconosciuti dal più dei soci, come avrebbe acclarato un sondaggio effettuato dagli stessi ispettori nei confronti della società. Ma può essere  davvero una colpa, o peggio ancora un dolo, la distrazione e il disinteresse dei propri consociati?

LA RISPOSTA DEL CONI PROVINCIALE. Per il Coni Provinciale, e per il suo Presidente Riccardo Viola, evidentemente no: “è necessaria subito una sanatoria per le multe già inflitte, dopo di che bisognerà sollecitare un intervento immediato delle Istituzioni e del Parlamento che porti ad una definizione univoca delle associazioni dilettantistiche, senza più quei buchi legislativi che troppo spesso hanno portato a interpretazioni sospette o quantomeno dannose nei confronti di presidenti e società in realtà ben operanti, e che rappresentano, tra l’altro, i perni sopra i quali si regge tutto il castello dello sport italiano”.

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