MONTE DEI PASCHI DI SIENA, UNA BANCA “DI FAMIGLIA”

Inaugurati ieri, alla presenza del direttore Fabrizio Persico e in un’atmosfera da “primo giorno tra amici”, i nuovi uffici dell’Agenzia di piazza dei Condottieri a Roma.

La nuova Agenzia si trova al numero 55 di piazza dei Condottieri, un civico storico in fatto di banche.

di Francesco Gabriele

(pubblicato su Il Corriere Laziale il 23/12/2010)

Esistono banche ‘a conduzione familiare’.

Il Monte dei Paschi di Siena di piazza dei Condottieri è una di queste. E se ci fossero stati ancora dei dubbi al riguardo, l’inaugurazione dei suoi nuovi uffici, ieri, li avrà senz’altro spediti tutti al diavolo. Tabula rasa. Perché quello della filiale di Fabrizio Persico è stato un taglio del nastro estremamente informale, ancora una volta. Un “primo giorno” tra amici, nel pieno stile del suo direttore. Clienti, operatori, gestori: c’erano tutti e si conoscevano tutti. Tutti, però, a non fare caso ai propri ruoli.

Questa l’atmosfera con cui si sono aperte ufficialmente le porte della nuova agenzia senese del Prenestino. La stessa con la quale si erano chiuse quelle del container temporaneo di via Gentile da Mogliano, che ha ospitato il Monte dei Paschi durante i tre mesi dei lavori.

Cambiano i luoghi. Si fanno ineccepibili, luminosi, accoglienti e tecnologici. Le persone, però, quelle non cambiano, e tengono alta una tradizione che, a sentire proprio i correntisti, “non c’è da nessun’altra parte”. Della serie, soddisfatti o rimborsati.

E’ una banca, questa, che sembra avere tutto della banca fuorché l’essere banca.

I nuovi uffici li avranno fatti anche per questo, viene da pensare. Per non rischiare di sbagliarsi, di dire, al rientro a casa, “sono stato da Fabrizio”.

Anche l’affettuosa benedizione del parroco Don Remo, della vicina parrocchia di San Luca, imprime sui palati un sapore tutto nuovo.

Non c’è odore di gran gala. E non è nemmeno la scusa buona per mostrare finalmente quelle scarpe lucide comprate anni fa col pensiero: “non si sa mai, qualche occasione…”. Rimarranno chiuse nell’armadio anche stavolta.

L’aria è di festa, è vero. Ma la festa è del quartiere.

E alla rimpatriata non potevano mancare, naturalmente, tutti quei “colleghi storici – Persico dixit – che per primi, col loro lavoro, hanno contribuito allo sviluppo della filiale”.

Maris Fagiolini è in prima fila, direttore di quella Banca Nazionale dell’Agricoltura dalle cui ceneri sono sorte Antonveneta prima e l’istituto senese poi: “eravamo nel ’90 o giù di lì. Altri tempi, in cui non c’era il livello di comodità e accoglienza che si è raggiunto grazie a quest’ultimo rinnovamento. In un ambiente così diverso, c’è però una cosa che è rimasta sempre uguale: lo spirito di collaborazione dei suoi operatori. Un elemento ormai innato per questa banca”.

Di nuovo la famiglia, il leit motive che non smette di suonare.

Persino nelle parole di Diego Serini, il direttore territoriale Roma Est di Monte dei Paschi, si legge un senso di appartenenza che fatica ad essere nascosto: “con piazza dei Condottieri continua la fase di rinnovamento nelle nostre sedi, convinti di poter allargare ulteriormente la base patrimoniale e di acquisire nuovi clienti. E questo grazie ad una maggiore credibilità degli uffici e ad uno spirito di riconoscimento nei confronti del nostro marchio e della nostra professionalità”.

Il brindisi, ora, è d’obbligo. E lo stappo del direttore è il preludio a grandi applausi e strette di mano calorose, ma anche all’auspicio di “un futuro ancor più ricco di soddisfazioni” che in fondo, qui dentro, ognuno si prende un po’ per sè.

A balzare in mente, allora, sono le parole che lo stesso Persico aveva speso solo qualche istante prima, in sede d’intervista, commentando il momento di crisi delle finanze nazionali e internazionali. “La fiducia della gente e delle famiglie, una banca, la recupera soltanto con comportamenti seri ma allo stesso tempo confidenziali. Ecco cosa dobbiamo essere, dei seri confidenti. Questo è ciò che ho imparato in carriera. Ora sembrerò aziendalista, ma con prodotti e servizi simili ormai ovunque, la differenza la fanno le persone”.

Fossero tutti così, gli aziendalisti d’Italia, il nostro sarebbe un paese migliore.

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PIAZZA DEI CONDOTTIERI 55

Una storia nel segno del numero tre.

La costante del "tre" nella cronistoria della filiale del Prenestino.

di Francesco Gabriele

(pubblicato su Il Corriere Laziale il 23/12/2010)

Nel segno del tre.

La storia del civico 55 di Piazza Dei Condottieri sembra essere caratterizzata dal cosiddetto numero perfetto.

Tre, infatti, sono le banche che si sono succedute, dietro quel portone, sin dai primi anni ’90: la Banca Nazionale dell’Agricoltura, sostituita nel ’99 da Antonveneta, a sua volta, poi, assorbita dal Monte dei Paschi, che nel 2008 l’ha annessa al suo gruppo e l’anno successivo le ha trasmesso anche il nome.

Tre, però, è pure il numero delle filiali di marchio senese presenti nell’intera area di Roma Est, con Torpignattara e Casal Bertone a chiudere il cerchio.

Per non parlare, poi, dei mesi di ‘purgatorio’ passati dall’agenzia di Fabrizio Persico nel container di via Gentile da Mogliano, in attesa dei lavori. Manco a dirlo, tre.

Ieri, finalmente, il taglio del nastro della nuova sede.

Tre giorni prima del Natale.

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“BISOGNA STARE TRA LA GENTE”

L’INTERVISTA. A tu per tu con il direttore dell’Agenzia, Fabrizio Persico.

Dopo 15 anni di carriera bancaria, Fabrizio Persico è approdato alla direzione della Monte dei Paschi di Siena di piazza dei Condottieri.

di Francesco Gabriele

(pubblicato su Il Corriere Laziale il 23/12/2010)

Trentotto anni, titolo di studio “ragionieraccio con un 41 strappato” e un dargli del tu che viene del tutto spontaneo.

Fabrizio Persico è il direttore della porta accanto. Un manager esperto, a dispetto dell’età, che fa della concretezza la sua arma migliore. Gli anni di ‘gavetta’ poi – ha ricoperto praticamente tutti i ruoli nei suoi 15 anni di carriera bancaria – non gli hanno fatto perdere la voglia di coltivare quel “rapporto quasi confidenziale” con i suoi clienti che, proprio per questo, lo riempiono d’affetto. E lo ispirano nei suoi obiettivi: “il nostro è un quartiere che comincia a farsi vecchio. Bisogna fidelizzare i clienti che già abbiamo, ma allo stesso tempo aprire ad una nuova fetta della popolazione e ai giovani che comunque nella zona non mancano, basti pensare che il Pigneto è proprio qui a due passi”.

Come riuscirci è presto detto: “nel 2011 l’obiettivo fondamentale sarà quello di uscire per strada, stare tra la gente, capirne i bisogni e dimostrargli che la nostra disponibilità prescinde dalle quattro mura bancarie. Dovremo essere presenti”.

Chiara, d’altronde, la sua linea di gestione: “è ovvio che le banche devono essere in primis fornitori di servizi, e tanto più questi sono utili ed efficienti quanto più i clienti saranno soddisfatti. Ma la fiducia, una filiale, se la guadagna anche e soprattutto con i comportamenti. Dietro gli sportelli ci sono innanzitutto persone assunte col compito preciso di aiutare altre persone”.

Non a caso, tra i suoi dipendenti – tutti giovani, da non crederci! – sembrano essersi smarrite cravatte o tailleur d’ordinanza: “devo ammettere che qui c’è un’atmosfera del tutto informale. Riesco a rivivere quello spirito di grande famiglia che respiravo quando, nei primi anni ’90, facevo ancora il cassiere alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. Credo che questo sia l’antidoto migliore per scongiurare il pericolo delle fughe dalle banche”.

Fughe che comunque non sembrano fermarsi. E’ di martedì, infatti, la pubblicazione de La Stampa di un’indagine Bankitalia sul rapporto tra le famiglie e gli istituti di credito relativo al 2008. Drastici i risultati, con investimenti azionari ai minimi storici, titoli di stato in netto calo, e una sempre maggiore inclinazione al risparmio “liquido”, sotto forma di tassi d’interesse sul conto corrente o di ritorno alle rendite immobiliari. Il caro vecchio mattone. “Dati condivisibili, che debbono far riflettere ma non spaventare. Dopo il crack statunitense del 2008, e dopo le scosse italiane negli anni precedenti – vedi cirio e parmalat, ndr – s’è persa aggressività negli investimenti. Ciò che chiede il cliente, oggi, è soprattutto una garanzia sullo spostamento dei suoi capitali. In momenti di instabilità e crisi un cambio di atteggiamento è assolutamente normale. L’importante è saper rispondere alle nuove esigenze, e la nostra banca, in questo senso, offre la più ampia delle tutele possibili già solo con il nome che porta: il marchio Monte dei Paschi ha più di mezzo secolo di storia”.

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