LA PROTESTA DELL’EDILIZIA E L’EMERGENZA LAZIO

Nel giorno della manifestazione dei costruttori a Montecitorio, il Presidente dell’Ance Lazio diffonde i dati regionali: “persi in 5 mesi 7.700 posti di lavoro, e i debiti degli enti locali ammontanto a 700-800 mln”.

Un momento della manifestazione di piazza del Parlamento.

di Francesco Gabriele

(pubblicato su Il Corriere Laziale il 02/12/2010)

Non sono volate uova, né bastoni, pietre o frutta di stagione. Le strade che portavano a Montecitorio erano aperte, il traffico – più o meno – sotto controllo.

Non pioveva nemmeno, ieri, per lo meno non ininterrottamente, e i blindati della Polizia osservavano e monitoravano una situazione che scivolava via senza particolari complicazioni.

La protesta dei costruttori edili ha connotati ben diversi da quella studentesca andata in onda nell’intera giornata di lunedì. E’ un grido civile, quasi silenzioso se messo a paragone, ma non per questo meno allarmante.

La crisi del settore non ha precedenti. 250.000 i posti di lavoro andati persi. 7.700, tra aprile ed ottobre, solo nel Lazio. Il ricorso degli operai agli ammortizzatori sociali – leggi cassa integrazione – segna un drammatico +300%. +90% su base regionale. E se gli investimenti sono in calo su tutta la penisola, quelli sulle opere pubbliche sono invece in picchiata nella nostra regione: le gare di appalto, nei primi dieci mesi dell’anno, sono scese a 786, con una contrazione di risorse del 10% in confronto allo stesso periodo del 2009. Ma a rimettere tutti sulla stessa barca ci pensano le Pubbliche Amministrazioni, ovunque in costante ritardo nei pagamenti se non addirittura inadempienti, con alcune imprese che senza quei soldi hanno già dichiarato fallimento, ed altre che a breve rischiano di raggiungerle all’inferno.

Con questi – ed altri – dati alla mano, l’Ance e gli Stati Generali dei Costruttori sono dunque scesi in piazza, ieri mattina, dalle 10 all’ora di pranzo. Non una piazza qualsiasi, ma quella del parlamento, culla della nostra democrazia. Il luogo che solo il giorno prima era stato dichiarato off-limits agli studenti, veniva colorato e gremito in ogni ordine di posto. All’appello non mancava nessuno: presenti i lavoratori, le tre sigle sindacali, le associazioni artigiane, la Federcostruzioni e tutta la filiera produttiva del settore.

Tutti insieme, padroni e operai. Uniti sotto i caschetti da lavoro distribuiti per il sit-in e stretti attorno a quel megafono che faceva la voce grossa col Governo. Sbloccare i pagamenti per le imprese, rendere fruibili le risorse del CIPE per le urgenze infrastrutturali, semplificare le procedure amministrative e aumentare la lotta al lavoro nero e alla disoccupazione le richieste principali.

L’Ance del Lazio, a Montecitorio, manifestava in prima linea. Proprio per quei numeri, di cui sopra, che il suo Presidente, Stefano Petrucci, poco prima di prendere parte alla protesta, aveva spiegato ai giornalisti appena qualche metro più in là, presso la Camera di Commercio.

Tutte cifre, manco a dirlo, con un grosso segno meno davanti. “Il nostro è un mercato talmente in crisi da produrre un livello di competizione che pone il Lazio al primo posto nella classifica regionale del ribasso medio delle attività imprenditoriali nel periodo gennaio-ottobre 2010 – (dati CRESME, ndr) – . Un ribasso tutt’altro che stimolante, che anzi limita la qualità dell’offerta e la sicurezza nei cantieri, favorisce sempre più imprese senza scrupoli a danno di quelle più strutturate e amplifica il fenomeno del lavoro nero tanto quanto quello della disoccupazione. Il Governo deve intervenire”.

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