IMPRESE, VOLA L’EXPORT LAZIALE

Rapporto Unioncamere-Luiss: crescita record delle vendite all’estero, +39% in sei mesi nel 2010. Ben medicinali, derivati del petrolio e hi-tech.

L'Assessore regionale alle Attività Produttive, Pietro Di Paolo: "Ora serve coordinamento istituzionale".

di Francesco Gabriele

(pubblicato su Il Corriere Laziale il 28/10/2010)

Boom del “made in Lazio” nel 2010: la crisi, certo, non è finita, ma ci sono ottimi segnali di ripresa.

E’ quanto emerge dall’analisi di mercato dell’Osservatorio sull’Internazionalizzazione del Lazio – nato dalla collaborazione tra l’Unioncamere di Commercio e l’Università Luiss Guido Carli di Roma – che ha elaborato i dati Istat, relativi all’esportazione regionale durante tutto il 2009 e nei primi sette mesi dell’anno corrente, e li ha aggregati per favorire l’individuazione delle scelte più adeguate a sostegno dei processi di crescita delle piccole e medie imprese territoriali.

L’Osservatorio ha evidenziato come lo sviluppo della nostra regione, bloccato lo scorso anno, abbia avuto nell’ultimo mese di luglio il suo impulso più eclatante, con un tasso di crescita (+39,39%) di gran lunga superiore alla media nazionale, che si è attestata ad un +12,41%.

Grazie alla performance estiva, il dato complessivo dell’export regionale – per i sette mesi del 2010 analizzati – sale a +18,80% rispetto allo stesso periodo del 2009, per un valore complessivo di circa 8,3 miliardi di euro ed un incremento della quota laziale sul totale nazionale dello 0,23% (4,28% contro il 4,05% del 2009).

Risultati eccellenti, quelli comunicati ieri. Ma da “utilizzare con cautela”, alla luce soprattutto di una “situazione internazionale – come sottolineato dal Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese Internazionali della LuissGuido Carli”, Matteo Caroli – che rispetto alla passata stagione ha fatto registrare un cambio euro/dollaro assai sfavorevole alla nostra moneta, e che, proprio per questo, ha dato il là ad una politica di esportazione necessariamente maggiore”.

SETTORI MERCEOLOGICI. Il più competitivo sui mercati internazionali è quello degli Articoli Farmaceutici, Chimico-Medicinali e Botanici, comparto che da solo rappresenta il 29,42% delle esportazioni regionali, con un valore totale che supera i 2 miliardi di euro ed in aumento del 30,60% rispetto al 2009.

Due gli altri settori rilevanti: Sostanze e Prodotti Chimici e Prodotti Petroliferi Raffinati, con una quota rispettivamente del 12,49% e del 10,58% sul totale dell’export laziale.

Bene anche la produzione agricolo-alimentare e quella di macchinari ed apparecchi industriali. Quest’ultima, come fatto notare dallo stesso Caroli, “testimone di una crescita imprenditoriale sul territorio che si fa oggettiva”.

MERCATI DI SBOCCO. L’Unione Europea (a 27 stati) la fa da padrona, e concentra il 60,59% del valore delle merci regionali vendute all’estero, pari in termini assoluti a più di 4 miliardi di euro.

Il secondo bacino di approdo è l’America Settentrionale, con il 9,39% dei prodotti esportati.

Anche l’Asia Orientale si rivela un mercato importante per la regione, e le merci estere che gli sono destinate si attestano al 7,78% del totale.

Guardando ai singoli paesi, Germania, Francia e Usa sono ai primi tre posti: in questi mercati, anche i tassi di variazioni, rispetto al primo semestre del 2009, sono piuttosto confortanti, oscillando tra il +39,47% registrato in terra Francese e il +19,10% ottenuto tra i tedeschi.

COORDINAMENTO ISTITUZIONALE. E’, invece, ciò che serve nell’immediato futuro. Perché se i risultati, nei primi sette mesi del 2010, sono positivi, “il peso delle esportazioni regionali è ancora scarso nel panorama nazionale”, come affermato da Pietro Abate, Direttore Generale di Unioncamere Lazio.

Si fa indispensabile, dunque, quella “politica di filiera – invocata dall’Assessore Regionale alle Attività Produttive, Pietro di Paolo – che le Istituzioni devono mettere in atto nel tessuto imprenditoriale laziale, soprattutto nei confronti delle piccole e micro imprese: le più presenti qui da noi”.

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