CARI, VECCHI GIOCHI DI STRADA

Dal tiro alla fune alla mitica campana: domenica, ai Fori Imperiali, si è celebrata “La Memoria dei Giochi di Strada”.

Un ragazzo alle prese col gioco dei birilli.

di Francesco Gabriele

(pubblicato su Il Corriere Laziale il 26/10/2010)

Come in uno di quei racconti dei nostri papà, tra tappi di bottiglia, tamburelli e forme di formaggio.

Così la Capitale ha voluto trascorrere l’ultima domenica, abbandonando per qualche ora la tecnologia dei giorni moderni e rituffandosi nel suo passato più romantico – quello degli spensierati anni ’60 – grazie all’VIII edizione della rassegna “La Memoria dei Giochi di Strada”, evento che ogni anno ripercorre i divertimenti e gli sport di una generazione cui bastava ancora un sasso, un bastoncino e qualche lampo di ingegno per riuscire a fare della vita una fonte continua di risate e meraviglia.

“Per una giornata i bambini romani e stranieri si sono divertiti allo stesso modo e con gli stessi giochi con cui, anni fa, si divertivano i loro genitori o i loro nonni” ha affermato, parlando della manifestazione, il Delegato allo Sport di Roma Capitale, Alessandro Cochi.

Per una giornata, aggiungiamo noi, il bianco e nero dei ricordi si è colorato delle grida e degli stramazzi – quelli sì, senza tempo – di centinaia di figli dell’era elettronica, che, lasciati a casa cellulari e playstation varie, si sono cimentati, chissà se per la prima volta, con biglie e birilli, bocce e pignatte, tiro alla fune e lancio della ruzzola, in una via dei Fori Imperiali che mai come stavolta somigliava al più popolare dei vicoli di quartiere.

Un mondo assai più semplice dell’attuale quello dei giochi di strada, dove una campana disegnata col gesso, sulla via sotto casa, insegnava anche a stare al mondo, e tra un saltello e l’altro ci si misurava in squadre e in gruppi, scherzando e stando allo scherzo, senza comunque perdere di vista la vittoria finale. Un concentrato di passione e fantasia, svago e creatività, che non trascurava, però, principi e regole della più sana competizione.

Oggi, invece, quest’abitudine al confronto non c’è più, persa nei meandri di un crescente individualismo che se non isola, rinchiude.

Dopo la scuola, ognuno nella sua cameretta. E che non entri nessuno, mi raccomando. Unico ospite, Facebook.

Ecco allora svelato il perché dei tanti occhi increduli, quelli dei piccoli accorsi ai Fori. Bocche spalancate di fronte alla facilità di un torneo tutti insieme a palla tamburello: su ragazzi, facciamo le squadre.

“Cose dell’altro mondo” avranno pensato.

Cose mai viste.

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