QUALE DESTINO PER IL MERCATO PERESTRELLO?

L’INCHIESTA.

VI MUNICIPIO: QUANDO IL DEGRADO LA FA DA PADRONE.

Il progetto di riqualificazione della struttura e del suo trasferimento, approvato nel 2005, non è mai stato messo in atto per mancanza di fondi. E dopo cinque anni, il futuro dei banchisti è appeso a un filo.

Nel progetto del Municipio, il mercato Perestrello avrebbe dovuto traslocare sul lato opposto della piazza, liberando - come la foto attesta - l'area occupata, e restituendola ai residenti del quadrante di Via della Marranella.

di Francesco Gabriele

(pubblicato il 25/05/2010 su Il Corriere Laziale)

Al mercato, la mattina, il tempo sembra fermarsi e darci un pò di tregua.

Si vaga tra i banchi. Tra i loro profumi e i loro colori.

In balia della stagione, della natura. Di ciò che c’è e che ci può offrire.

Si segue il suo ritmo, per una mezz’ora. Per quell’ora d’aria.

Gli odori sono puliti, nitidi, famigliari. Non c’è trucco, lo si sente.

E lo si ascolta. Dai venditori e dai loro toni: dai loro accenti e dai loro appunti.

E’una festa di paese, in un giorno qualunque di città.

Tutto qui è a misura d’uomo.

Il fruttivendolo, il macellaio, il salumiere e il “pesciarolo”.

Qui si sanno i loro nomi. Qui loro sanno il nostro.

Si è amici, si è parenti. Forse amanti. Per il pranzo? Chi lo sa.

Le buste blu cobalto. Senza scritte: tutte uguali. Uguali per tutti.

Il prodotto, non la marca.

Si tocca prima di chiedere, si assaggia prima di comprare.

Si ride, si scherza. Ci si saluta e ci si rivede.

Anziani, bambini. Donne in carriera e padri single col pallino della cucina.

Chi del posto e chi di passaggio.

“Mario lo voi er caffè?” – “No Rita, l’ho preso da poco”.

Al mercato, la mattina, il tempo sembra fermarsi e darci un pò di tregua.

Ma al mercato rionale Perestrello il tempo si è fermato veramente, e non dà più tregua ai suoi operatori.

Lo fa giorno dopo giorno, da sessant’anni a questa parte.

Ignaro di tutto. Ignorato da tutti.

Troppi i banchi chiusi. Banchi storici, dei primi anni ’50.

E storiche le saracinesche. Arrugginite e degradate.

Scritte e scrittaccie: qui, a spiccare, sono i colori dei “tag”.

E dello scotch. Quello marrone, sui vetri – rotti – delle porte.

Rattoppati, è vero. Non nascosti.

Il tempo è fermo veramente. E la festa, trasferita.

Dal paese alla parrocchia. Una parrocchia di provincia.

(Non me ne si voglia).

Molti gli invitati, pochissimi i presenti.

Poi ci sono gli imbucati. Piccioni e anche gabbiani.

Pure loro a far provviste? Così è, se vi pare.

A singhiozzo e intermittente il chiacchiericcio “alimentare”.

Quello tipico di sempre, chiassoso eppure allegro.

“Allegro ma non troppo”.

Ingombrante è, in effetti, il silenzio dei banchi serrati.

Ma a ingombrare, soprattutto, è lo scheletro di una moto.

Buttato lì, lì per terra. E’ malconcio e accasciato.

Forse rubato. O abbandonato.

Anche lui, dimenticato.

C’è da averne fin sopra i capelli, al mercato Perestrello.

Ma sopra i capelli ci sono i cavi.

Cavi della luce: cavi elettrici.

Scoperti e rigogliosi, a mò di fronzoli e pendagli.

Addobbano? Abbeliscono? Decorano? Risaltano.

Ancor più dei girasoli: quelli di carta, sulla “tettoia”.

Ma che tettoia: copertura.

Fragile e inconsistente: a coprire, copre poco.

Le piogge, non le limita.

E quest’anno è piovuto, eccome se è piovuto!

Al mercato Perestrello è piovuto sul bagnato.

Eppure qualcuno, eppure qualcosa, si era pur mosso.

C’era – e c’è – un progetto ancora in ballo.

Riqualificare Largo Bartolomeo Perestrello.

Anche il mercato, certo. Ma, in generale, tutto il quadrante di Via Marranella.

E’ il 2005 e l’operazione decolla.

Un’azione innovativa, una decisione “partecipata”: del Municipio e dei suoi residenti.

A posteriori, un tentativo.

Consigli e proposte vengono ascoltate, quindi accolte.

L’assemblea delibera e via al restyling urbano.

L’imperativo è categorico: ai cittadini il loro territorio. La loro piazza.

In corso, i lavori per i box sotterranei.

Quelli del P.U.P. – Piano Urbano Parcheggi – del Comune di Roma.

Ci si muove da qui per l’intervento sanatorio.

I connotati sono semplici, funzionali, e spartani.

Sarà un’area luminosa, un’area tranquilla. Riparata dal traffico e predisposta al passeggio.

Una tipica piazza di quartiere.

Niente di più, ma neanche niente di meno.

I fondi ci sono: “250.000 euro, provenienti dal Q.C.S. (Quadro Cittadino di Sostegno)”, come conferma l’Assessore municipale al Commercio Massimo Piccardi.

Tutto sembra pronto. Sembra.

Perchè c’è pur sempre il mercato.

“E perchè proprio dal mercato dipende l’intero progetto”, aggiunge ancora l’Assessore.

Bisogna spostarlo, nella parte opposta della piazza: una parte sovrastante l’area dei parcheggi interrati.

Questa è l’idea: questo il modo di ottimizzare gli spazi.

Tigli e melograni, aiuole e siepi di mirto, panchine in legno e una fontanella.

Tutto, dunque, al posto dei banchi. Dirottati sull’altro lato.

Ma i soldi per l’attrezzamento della nuova sede del mercato non bastano. Affatto.

E si blocca tutto. Anzi, non parte nulla.

Peggio ancora:  il Municipio è costretto – per non perdere i fondi, riconsegnandoli al Comune – a modificare la collocazione del denaro Q.C.S.

Largo Preneste fruisce dell’empasse, con buona pace del “Perestrello”.

Una pace che inquieta.

La quiete prima della tempesta?


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