IMPICCATO MICHELE LANDI: LA SUA MORTE E’UN MISTERO

Le anomalie sulla scena del crimine trasformano il suicidio del tecnico che lavorava al caso Biagi in una indecifrabile “morte provocata”.

Michele Landi.

di Francesco Gabriele

E’ stato trovato morto, oggi, il super esperto informatico Michele Landi. Impiccato con una lunga corda legata alla scala che porta al piano superiore del suo appartamento di via Lucera, nel borgo di Montecelio a Guidonia. Talmente lunga, quella corda, da avergli lasciato le gambe piegate in modo evidente sul divano sottostante.

La pista del suicidio, sin da subito la più accreditata da carabinieri e inquisitori, non convince, però, chi Michele lo conosceva bene.

36 anni, docente di informatica e responsabile di sicurezza del settore tecnologico della Luiss Management, Landi era stato consulente di Geri per l’omicidio D’Antona e perito del pm per un’indagine della procura di Palermo. Proprio questi due incarichi fanno sorgere più di un sospetto ad amici e familiari della vittima, che sin da subito hanno mostrato di non credere affatto nella presunta volontà del tecnico di togliersi la vita.

“L’hanno suicidato i servizi segreti; Michele stava lavorando senza incarico ufficiale alla rivendicazione via internet dell’omicidio di Marco Biagi. Ancora una volta, l’Italia si dimostra il paese delle stragi di stato”. Lorenzo Matassa, pm a Palermo per 10 anni, non ha paura di affermare le sue convinzioni. Collaboratore e amico di Landi – avevano lavorato insieme tra il ’95 e il ’97 a diverse inchieste su presunte irregolarità commesse attraverso l’informatica – non prende neanche in considerazione l’ipotesi del suicidio: “L’avevo sentito 15 giorni fa, ero a roma e l’ho chiamato per salutarlo: stava benissimo, mi ha proposto addirittura di andare con lui a Guidonia a fare volo a vela, lo sport che amava di più. Insomma, non era per nulla turbato”.

In realtà, negli ultimi tempi, qualche turbamento Landi lo aveva manifestato, perlomeno ad amici e parenti. Problemi economici – il tecnico doveva essere pagato per alcune consulenze – ma soprattutto la sensazione, confidata ad un amico, di essere pedinato e spiato. Ieri, inoltre, non aveva tenuto lezione agli uomini della Guardia di Finanza della Luiss: un’assenza – secondo alcune indiscrezioni – apparsa molto strana, vista la metodicità con la quale era solito impartire i suoi insegnamenti ai membri del Gat, gruppo anticrimine tecnologico, che lo conoscevano bene per aver lavorato più volte con lui, anche in passato.

Michele Landi è morto alle 18, per “asfissia da soffocamento”, ed era vivo fino a quando la corda non gli si è stretta al collo: questo il risultato più importante dell’autopsia effettuata a tempo di record dall’istituto di Medicina Legale dell’università La Sapienza di Roma. Una certezza che sgombra il campo dall’ipotesi di simulazione di suicidio, ma che non redime la Procura di Tivoli dall’indagare sul caso per “reato di omicidio”.

Gli investigatori, riscontrate numerose anomalie sulla scena del delitto, si preparano così ad effettuare ulteriori accertamenti, a partire proprio dalla ricostruzione della posizione del corpo. Infatti, per impiccarsi con la corda legata alla scala interna, Landi avrebbe dovuto prima sollevarsi con le braccia premendo solo con le mani, e poi lasciarsi andare di scatto sollevando bene i piedi, altrimenti avrebbe toccato terra, o meglio, avrebbe toccato i cuscini dello schienale del divano posto proprio sotto la scala, come in effetti è stato trovato dai carabinieri il suo corpo senza vita, dopo la segnalazione della compagna.

La scena del delitto, comunque, non è l’unico elemento ad alimentare i dubbi su quello che, in apparenza, era sembrato sin da subito il più classico dei suicidi. L’esame tossicologico – al quale è stato sottoposto il cadavere in sede di autopsia – ha infatti escluso l’assunzione da parte della vittima di sostanze chimiche, farmaci o stupefacenti, ma ha stabilito anche che l’esperto informatico era completamente ubriaco al momento della morte; circostanza, questa, che assume un rilievo del tutto particolare alla luce del fatto che Landi – stando alle voci raccolte dagli investigatori di Tivoli – non sarebbe stato un consumatore di alcolici. Ma il giallo qui si infittisce, perché queste stesse voci mostrano di non essere univoche: “Landi non disdegnava affatto l’alcol” è quanto in effetti riferito da altre persone di Montecelio a Guidonia che lo conoscevano.

In attesa dell’esame sul capello di donna trovato tra le due maglie indossate al momento della morte (si cercherà di capire se esso possa essere compatibile con quello dell’attuale fidanzata), molte sono le ipotesi che potrebbero nascondersi dietro l’eventualità di una misteriosa morte provocata; tra queste spicca quella legata ad un possibile gioco erotico: in particolare, si dovrà stabilire se ci sia o meno liquido seminale sugli slip del tecnico informatico.

Mio figlio non aveva ragione di uccidersi” – ribadisce la madre di Michele ai microfoni dei cronisti – “La svolta della Procura non ci ha meravigliato: noi lo sapevamo già. La giustizia fa le cose giuste, e questo non abbiamo mai smesso di pensarlo. Non ho altro da aggiungere”.

Ad aggiungere ancora ci penseranno le indagini.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: