FITNESS AL PINETO, LA SOLITA STORIA TUTTA ITALIANA

Già rotti gli attrezzi ginnici dell’area appena inaugurata

Una visuale della palestra all'aria aperta del Parco del Pineto.

di Francesco Gabriele

(pubblicato il 14/04/2010 su http://www.abitarearoma.net)

L’incantesimo si è in parte rotto e con esso gli attrezzi ginnici del Parco del Pineto. A solo un mese dall’inaugurazione del primo spazio fitness all’aperto di Roma – situato nella villa del quartiere Aurelio immediatamente accanto al Casale Giannotto – sorgono i primi problemi nella “palestra verde” messa a disposizione dal Comune su proposta dell’Assessorato alle politiche ambientali e al verde urbano.

“Stavolta è davvero un record: neanche un mese e già ne hanno rotti due”, “E’ un problema di civiltà, ed evidentemente non siamo un popolo civile”, “Bisogna fare in modo di non rovinare questa bella iniziativa”. Questi alcuni dei commenti di residenti e non del quartiere, che recandosi al parco per tenersi in forma hanno scoperto che già due degli undici macchinari aerobici in acciaio zincato operano con difficoltà o mancano di pezzi fondamentali al loro corretto funzionamento.

Unanime è la generale condanna al comportamento della cittadinanza, anche se ad ascoltare attentamente le testimonianze dei molti habituè della palestra open space, i danneggiamenti occorsi agli impianti sembrano esser provocati più dalla superficialità e dall’imperizia di bambini e adolescenti piuttosto che dai soliti e – purtroppo – comuni atti di vandalismo fine a se stesso.

A detta dei più assidui frequentatori, infatti, “qui i bambini entrano e si mettono ovviamente a giocare con gli apparecchi, utilizzandoli male e incautamente. Ma la colpa è dei genitori, che li lasciano fare proprio sotto i loro occhi, nonostante, tra l’altro, la pericolosità che ne deriva”, “Questo è vero” – interviene una giovane donna sudamericana – “ma ci sono anche i ragazzi che vengono il pomeriggio e, scherzando con i loro amici, utilizzano  senza criterio le macchine, disturbando, tra l’altro, chi viene qui per rilassarsi e fare un po’ di sano esercizio fisico”.

Andando a sondare in prima persona la situazione, ci si accorge con piacevole sorpresa del grandissimo entusiasmo riscosso dall’iniziativa tra i cittadini, che non esitano neanche un istante a dire la loro con attaccamento e fervore – più di una volta con l’illusione che siano finalmente giunti i rimedi: “Siete della manutenzione?”.
E’ tangibile la voglia di salvaguardare questo spazio che è riuscito ad unire in serenità ed allegria – complice anche l’arrivo dirompente della primavera, con le sue giornate lunghe e soleggiate – persone di tutte le età e le etnie: un modello vero e proprio di integrazione, ancor prima che di benessere psicofisico: “qui c’è gente dalla mattina presto fino a che non fa buio!”.

Gli attrezzi mal funzionanti sono effettivamente due: l’HERCULES n.2 e l’HERCULES n.8. Uno è predisposto al miglioramento della capacità aerobica di braccia e gambe; l’altro, invece, propone di aumentare la flessibilità degli arti superiori. Se il primo, però, non ha praticamente mai preso vita, essendo stato sottoposto a recinzione da parte della polizia municipale sin dopo i primi giorni dall’inaugurazione per la rottura netta di due pezzi in acciaio che lo compongono – con il sorgere di un effettivo pericolo, soprattutto per i più piccoli, per la sporgenza arrugginita venutasi a formare; il secondo ha funzionato regolarmente sino ai giorni di pasqua: proprio nel weekend festivo, infatti, ha subito la rottura di tre delle quattro manopole poste alla base delle rispettive corde e necessarie a far sì che proprio queste ultime possano venir tirate lentamente ed in senso verticale verso il basso senza che si compiano movimenti innaturali.

La richiesta dei cittadini è chiara e diffusa: ci vuole un servizio di controllo e vigilanza affinché non si rovini un’iniziativa che finalmente riesce a prendersi cura – e lo fa gratuitamente – del corpo e dello spirito delle persone, ormai sempre più stressate dalla difficile vita cittadina.

Sul sito del Comune di Roma, nella sezione dipartimentale, una risposta adeguata pare già esserci.
E’ il “Progetto Chioschi”, che si propone di potenziare servizi e manutenzione di diversi parchi romani, tra i quali rientra a tutti gli effetti anche il Pineto.

Alcuni giardini pubblici e ville storiche ospiteranno d’ora in poi punti ristoro che consentiranno a tutti i frequentatori di bere una bevanda e fare uno spuntino all’aria aperta, intrattenendosi in qualche attività ricreativa. (…)
In cambio della concessione di attività di somministrazione i gestori avranno l’obbligo di assicurare alcuni servizi di interesse pubblico come la cura del verde, l’accesso gratuito ai servizi igienici, la sorveglianza degli spazi e la chiusura dei cancelli ogni giorno dell’anno.

Ma nell’attesa dei chioschi salvatori – dei quali, finora, non ce n’è l’ombra – semplicemente viene da chiedersi: non si potrebbe chiamare un tecnico?


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